15.02.2011

Attesa

 


E ti aspetti chissà cosa.
Con lo sguardo chiedi come sempre,
senza fare un passo,
nascosto dietro il tuo parlare muto.
Io declino la richiesta.

Guardo altrove...il sole che splende...
la neve che cade...
i bimbi che corrono...
il freddo tagliente.

Il pensiero del mio uomo mi sovviene,
da lontano risponde ed io mi rassereno.

Passo oltre il tuo volto triste, imbronciato.
Come bimbo a cui si nega la marmellata.
Come uomo che non trova la sua strada.

Capricci muti, pensieri inespressi urlano
“tempo verrà”
con una nota di rancore e di melanconia insieme.

Ma il nostro tempo è andato senza di noi.
Ora segue la sua strada che non ci appartiene più.

Tu lo hai scelto, io l’ho voluto.
Lontani, abbiamo alzato i nostri muri,
voltando le spalle,
ognuno pensando di aver scelto la maniera giusta,
l’unica via o semplicemente sperando
che l’altro ci avrebbe ripensato,
che il tempo avrebbe portato consiglio,
come dicono i nostri vecchi e invece...
ciascuno stanco se n’è andato.

Conosco ogni tuo passo, ogni pensiero.
Le parole non dette, i desideri inespressi.
Ma non ho più la forza né la voglia
di raccogliere, ascoltare.
Ho serrato la porta.
Tu non entri “vietato l’accesso” ho scritto.

Non mi ingannano più i tuoi sguardi,
cadono via come goccia di pioggia,
scivolano sul lastricato fino a valle,
conoscono la via.

Troppo male hanno prodotto in passato
per degnarli ancora di attenzione.
Riconosco le modalità in te
e in chi ti assomiglia da cui
pur mi sento ancora attratta ma...
Sorrido e passo oltre mentre penso “già dato!”.
Ora è tempo di prendere per me
e tu non hai nulla che io voglia ancora.

Sento gli occhi delusi, tristi,
sento la voce muta che mi chiama,
fantasma di uomo, non stringi più il mio cuore
nelle tue mani non affondi più la lama
per farlo sanguinare, mordi il freno,
ma non più le mie carni.
Ora libero, il cuore
corre via memore di sentimenti inesistenti.

Leggo nel tuo sguardo il rimpianto
e mi verrebbe da gridarti “pirla”,
ma mi manca la voce della vendetta.

Sento solo una gran tenerezza
che mi sussurra piano: “non serve,
non compensa della sofferenza,
non gratifica il suo rimpianto”.

A te rimane dentro vivo il ricordo
di ciò che non hai più;
sogni possibili senza gambe.

E’ sempre stato così:
desiderare ciò che non possiedi,
buttare via quanto già avuto.

Non si recupera
ciò che è stato sparso al vento,
senza pensare, senza riflettere,
solo perché chiedeva fatica,
energia, rinuncia.

Spesa mai sostenuta, tutto gratuito
Hai sempre chiesto e preso.

Ti seguo da lontano agire come sempre,
non sei cambiato, non hai imparato nulla,
ogni volta spalanchi gli occhi per la meraviglia,
scopri, come la prima volta,
l’atteggiamento degli altri,
di quelli che pur conosci da tempi lontani
e che nulla dicono di nuovo per gli altri.

Per te è nuovo ogni volta
anche il vecchio liso e stinto

Tu non ascolti che te stesso
non vedi altro fuori di te solo tu,
che ti espandi, il mondo sei tu,
ignori tutto ciò che non “comprendi”.

Vivi contro tutto ciò che da te si diversifica
e inglobi il resto.
Come la gramigna sei selvaggio e resistente.

Invadi ogni terreno e attecchisci anche sulla roccia.
Vivi di poco, poco sole, poca acqua,
poca luce, come vegetazione primitiva.

Non hai colpa.

Non puoi dare ciò che non possiedi.

L’attesa è vana.
E’ tempo sprecato.
E’ nota non suonata.

E’ il vuoto che si riempie di sé.

Nicoletta Marino

17:01 Scritto da: hanrose in Nicoletta Marino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: attesa | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

Gioco di carte

 


Io gioco
Gioca con me

Io do le carte

Picche...
Cuori...
Quadri...
Fiori...

Non ridere,
non scherzo,
nemmeno al gioco!

Dama?

Ramino?

Scala?

Poker?

Più alto
il rischio,
più si vince
...o perde!

Tu,
giocatore incallito

Io,
dilettante

Impàri
le condizioni...
Impàri
la partita

Alta,
la posta in gioco

Ma ho amato
il rischio
sempre
nella vita

Accetto
la sfida!

Certezze?

Mi attraggono
Ma fuggo via

Certezza è
il passato

Ma è senza vita,
immutabile,
irreversibile,
statico,
cristallizzato

Vivere
mi piace

È movimento,
instabile,
franoso,
sommosso,
sconvolgente

Ti spinge
qua e là
in alto
in basso

Come onda
di mare
fluttua

Corre in avanti
e ritorna
per ripartire

Giochiamo!

A te
la prima mossa

Ridi:
"ingenua"
penserai

E' vero

Incosciente,
vero anche questo

Superficiale
questo no...

Non confondere
le prime due
con la terza,
son carte diverse
non con ugual
valore

Superficie
è leggerezza

Ingenuità
è essenza,
istinto,
pasta primordiale
del genio umano

Incoscienza,
la molla
che dilata
e crea
senza costrizione

Percorre
senza freni
sentieri impetuosi

Esplora
nuovi mondi

Giochiamo,
ma non al girotondo,
noioso ripetersi
di passi e
danze uguali

Giochiamo
al labirinto,
crocicchio
di vie da cui
partire
e a cui tornare

Al centro
di una stella,
punto invisibile
da cui partire
e incamminarsi

Una la via
da scegliere
per andare

Mille
per il ritorno

disorientato?

Tu?

Giocatore incallito?

Pretenzioso razionalista
non ricordi le carte?

Un aiuto?

A me?

Chiedi
a me,
che sono istinto,
sentimento,
emozioni,
intuito?

...ti aiuto
e non dovrei...

tu mi ripagherai
al solito
con carte false...

Questa è incoscienza
ed io la vivo...
...giochiamo

Avevi fiori
l’ultima volta
che hai rialzato
la posta

Io?

Io avevo...
Picche!

È vero,
sto barando...

Ma non posso
scoprire il gioco:
ingenua, sì,
ma non stupida!

Incosciente,
ma non suicida

Giochiamo!

Tocca ancora
a te
la mossa

Riguardi le carte
che hai giocato

Non serve

Non si pesca
da ciò
Che hai cestinato

È la regola!

...io posso
perché...

Poker!

Ho chiuso!

Ho vinto?

Non saprei
...non mi interessa

Il monte
puoi
prenderlo
se vuoi

Non gioco mai
per vincere

Non l’ho
negli obiettivi

E' il piacere
del gioco
che mi prende

E' l’avversario
che mi da motivo

E' lui la mia conquista
non il banco...

...giochiamo ancora?


Nicoletta Marino

16:59 Scritto da: hanrose in Nicoletta Marino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gioco di carte | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

Incomunicabilità


E so che non parli la mia lingua

Oggi lo vedo, lo riconosco

Quanto tempo sprecato
In una comunicazione
Impossibile tra noi

Menestrelli di corti diverse

Io e te

Allegra, leggera la mia lingua

Forbita e complessa la tua

Attori di secondo ordine

Io e te

Tentavamo lo scambio
Delle parti

In quella commedia
Senza senso della nostra vita

Intorno a noi registi,
coreografi, autori
scuotevano la testa

mentre, cocciuti come muli,
noi non guardavamo altri
che noi stessi

non sentivamo il palco
traballare

ostinati artisti
credevamo di riuscire
a strappare un applauso
alla platea

su una trama fatta di
parole al vento
scombinate e ricomposte

in trappole di rete
su cui solo agili saltimbanchi
avrebbero rischiato

e solo esperti marinai
avrebbero tirato in barca

Io e te

Affatto marinai

Né tantomeno trapezisti

Solo piccole farfalle
O bruchi impastati in carta moschicida

piccoli ragni incapaci
di tessere armoniche tele

soffocati da noi stessi
finalmente vinti...

E ritorno
sul luogo di battaglia

e cerco le lame
dei nostri scontri

cerco le funi lise

ma...

nessuna traccia

in quel vicolo scuro
splende il sole
sul ciottolato, oggi

Una tempesta nella notte
tempo addietro,
raccontano i vecchi
della zona,
ha ripulito ogni angolo

e riportato al fiume
che scorre fuori
da questa città
ogni piccolo avanzo
di quel triste duello

Per giorni
e mesi ed anni
il fiume
ha cullato in superficie
ninnoli lucenti

Una vecchia sdentata
biascica qualcosa

Non capisco

Una bimba sorride
e ripete che la strega
ha rivoltato il fiume

Ed ora tutto giace
In fondo al suo letto

Ed io guardo
la superficie
di quell'acqua
che brilla sotto il sole

E gorgoglia
In un sorriso di pace

Sulla strada solo
ciottoli lucenti

I miei occhi
volano in alto
ad incontrare il cielo

Senza più reti e ragnatele
da scostare

Sento i miei piedi nudi
muovere una danza

Ma non più
su musiche stonate

... ho ritrovato
passi e ritmi
che gli eventi avevan cancellato

Sorride sorniona
la luna col suo faccione
pallido

Mi raccoglie
come su altalena
mi solleva
e sento l'aria tersa
profumar le mie narici

Muovo passi leggeri
su quel tappeto azzurro

Le stelle
come sassi nel mare
si porgono a mo'
di passerella...

Traballo...

Sbando

Guardo il mondo dall'alto
e mi torna la voglia
di ritentare il tuffo

Ancora in scena

Facce già conosciute in platea

una nuova commedia
da prima attrice

Sarà un tonfo?

Un successo?

O solo una carriera
di secondo piano?

Non lo so,
ma è bello recitare ancora


Nicoletta Marino

 


16:50 Scritto da: hanrose in Nicoletta Marino | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: nicoletta marino | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook